Il giorno in cui tornammo ad essere democristiani (o guelfi)

democristianiNei prossimi giorni interverrò ed interverremo sulle tante novità di prospettiva aperte dal governo Monti. Per il momento voglio però soffermare l’attenzione su un aspetto che emerge con plastica forza dalla giornata di ieri, ovvero il ritorno dei cattolici in politica dopo il “congelamento” della Seconda Repubblica. Metto insieme un po’ di elementi in ordine sparso, e chiarisco subito che quella che voglio analizzare è una tendenza ancora non pienamente dispiegata, e ancora tutta da decifrare nella sua interezza. Ma largo coi frammenti.

La scuola di formazione sulla Prima Repubblica che la giovanile del PD organizzò a Bologna due anni fa, guest-star Paolo Cirino Pomicino. Lo stesso Cirino Pomicino risorto a nuova gloria nel “mercato delle vacche” andato in scena nelle scorse settimane in Parlamento, in qualità di “felice distruttore” della Seconda Repubblica.

Il pezzo sull’incontenibile gioia di essere democristiani scritto da Alessandro Aresu sempre due anni fa.

La lunga analisi su CL e l’Italia dopo Berlusconi scritta sempre da Alessandro Aresu qualche mese fa.

Il consiglio che quest’estate mi ha dato un amico nonché acuto analista delle vicende politiche italiane, Gianluca Giansante. Se vuoi davvero capire la politica italiana in tutte le sue sfumature ascolta ogni mattina la rassegna stampa di Radio Maria. Aveva ragione, è un esercizio molto istruttivo, benché poco virale, perché Radio Maria non è esattamente lo Zoo di 105.

Il libro di Roberto Cartocci sulla geografia del cattolicesimo nell’Italia contemporanea, uscito in estate.

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