Controllare gli accessi è un aspetto fondamentale in diverse situazioni di ogni giorno (tanto in ambito lavorative che privato): in tutti questi casi è decisivo riuscire a dotarsi di sistemi pratici ed efficaci, così da poter garantire una gestione ottimale, sia per ciò che concerne il monitoraggio dei singoli individui, sia per quel che riguarda la parte più tecnica, legata ai dispositivi e ai mezzi di controllo stesso.
Il controllo deve rispondere a una serie di requisiti e, in ambito lavorativo, deve anzitutto garantire il già di per sé complicato equilibrio tra gli interessi aziendali e le tutele dei singoli individui. È pur vero che – come segnalato recentemente da un articolo de “Il Corriere della sera”– ci sono casi in cui questo controllo può risultare maniacale, oppressivo, finanche molesto, ma, tralasciando questi eccessi, la norma consta semplicemente di un monitoraggio volto ad assicurare la presenza effettiva dei dipendenti e/o l’accesso di visitatori.
Questo permette di semplificare e automatizzare notevolmente operazioni di routine che spesso risultano macchinose, soggette a errori, addirittura fastidiose in alcuni casi. Non di rado, operazioni di questo tipo sono effettuate all’interno di luoghi presidiati, o direttamente (per mezzo di una persona fisica addetta al controllo) o indirettamente (tramite, per esempio, sistemi di lettura di codici).
Il panorama – già di per sé non semplice – si complica in una serie di evenienze ‘particolari’: basti considerare le zone non presidiate, che necessitano di accertamenti maggiori.
Luoghi non presidiati: un po’ di definizioni
Con “luogo non presidiato” (https://www.testo-unico-sicurezza.com/requisiti-edifici-o-di-locali-da-destinare-a-luogo-di-lavoro-in-ambiente-produttivo-e-nel-terziario.html) si intende un posto “ove si svolgono attività occasionali, intese in modo non continuativo (per esempio archivio di consultazione, sala riunioni, attività di controllo/vigilanza interna, pulizia dei locali)”; il fatto che tali luoghi non siano frequentati per gran parte delle giornate lavorative – o meglio, considerato che si acceda a essi solo in determinate circostanze, discontinuamente e senza orari “fissi” – non esonera certo dal controllo. Anzi, proprio perché queste aree sono quelle meno “vissute”, sarebbe bene poter disporre di soluzioni modellate su questo tipo di realtà. In circostanze del genere, infatti, da un lato bisogna predisporre un sistema di registrazione preventivo degli utenti, dall’altro occorre far presa su un meccanismo fluido che possa – dopo debito accertamento – far passare chi è autorizzato.
La necessità di avere un controllo sui luoghi non presidiati diventa ancora più impellente in circostanze differenti e che, magari, non saltanti subito alla mente; basti pensare ai tanti luoghi attrattivo-turistici di cui l’Italia pullula: non sono pochi i posti da cartolina che, però, si trovano in aree che, se non impervie, sono comunque non facilmente raggiungibili oppure in zone isolate; diventa davvero complicato, in questi casi, riuscire a svolgere un controllo efficace e permettere la registrazione preventiva degli utenti, così da permettere, successivamente, il loro accesso in loco. La software house Valeprog ha sviluppato una soluzione per questo tipo di esigenze, soluzione che qui vi riproponiamo in breve e che può essere approfondita cliccando sul/toccando il seguente link: Valeprog (no follow).
No registration, no party
Per effettuare la registrazione preventiva degli utenti si utilizza una web app, in cui vanno inserite le credenziali richieste, tra cui l’indirizzo di posta elettronica; a quest’ultimo, completata la procedura, vengono inviati due codici: uno numerico e un QR (questi possono essere alternativamente utilizzati per l’accesso). Ovviamente, a seconda dell’utenza a cui si rivolge e dall’obiettivo che si prefigge, la web app è modificabile e/o impostabile; si possono inserire varie sezioni: per esempio, nel caso di un luogo turistico, vi potrebbe essere una pagina generale/iniziale magari contenente le informazioni e le procedure per effettuare una registrazione corretta; un’area dedicata alla storia del luogo; una parte con una galleria fotografica (per esempio anche con foto/video dei visitatori che hanno citato/taggato il luogo d’interesse); un’altra ancora contenente la posizione geografica che può essere sfruttata anche come navigatore; ecc..
Una volta effettuata l’iscrizione, il turista potrà accedere all’area prescelta mediante inserimento del codice o scansione del QR code; questo viene gestito dalla componentistica hardware che va installata sul posto; essa è costituita anzitutto da un mini PC Raspberry (inserito in un contenitore protettivo – per esempio in stagno) a cui sono collegati un relè, un tastierino numerico e un lettore di codici: l’accesso viene abilitato mediante lettura del QR code o dalla digitazione della stringa inviati per mail; se l’operazione va a buon fine, il relè apre la porta/il cancello/la barriera d’ingresso e permette l’entrata.
Come si accennava su per quanto riguardava la sezione software, anche in campo hardware è possibile inserire una serie di personalizzazioni: si può permettere, per esempio, che il varco d’entrata rimanga aperto per un lasso di tempo preimpostato, in modo da consentire anche a gruppi più numerosi di visitatori di entrare senza inceppi; in più, è possibile azionare il sistema di illuminazione oppure far partire una presentazione audio/video.
Sfruttando la combinazione personalizzata su descritta è dunque possibile non solo garantire degli accessi sicuri, ma anche fornire agli utenti un’esperienza non monotona e praticamente interattiva.
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